TORINO, LUNEDI' 13 FEBBRAIO: LA SENTENZA DEL PROCESSO ETERNIT
E' il gran giorno; finalmente, dopo tre anni di udienze scandite settimanalmente, si conclude il primo grado del processo - per i reati di disastro doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche - contro i due padroni genocidi della multinazionale svizzero-belga dell'amianto, l'Eternit: lo svizzero Stephan Schmidheiny ed il barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne.
All'esterno del
Tribunale di corso Vittorio Emanuele II 130 si forma, a partire dalle ore 9:00,
un presidio della Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro; insieme alle
realtà che da sempre ne fanno parte - specificamente lo Slai Cobas per il
sindacato di classe, presente anche con compagni provenienti dalla vicina
Lombardia, il Collettivo Comunista Piemontese, e l'associazione Legami
d'acciaio - si scorgono altri gruppi costantemente assenti durante il normale
svolgimento delle udienze.
Sul fronte politico fanno capolino bandiere di gruppi quali: Sinistra critica e
Federazione della sinistra; inoltre fanno la loro comparsa anche esponenti di
Comunisti sinistra popolare, da poco strutturati in città.
Per quanto concerne le organizzazioni sindacali le uniche bandiere presenti
sono quelle della Cub, mentre si riconoscono gli striscioni dei familiari delle
vittime italiane e francesi, nonché il Comitato per la difesa della salute sul
lavoro e sul territorio di Sesto San Giovanni (MI).
Qaulche minuto dopo, all'interno della maxi aula uno di palazzo di Giustizia
comincia l'ultima udienza dedicata alle repliche: dovrebbe prendere la parola
l'avvocato Zaccone per concludere il suo sproloquio, ma rinuncia: di
conseguenza la Corte si ritira, annunciando che alle 13:30 verrà letto il
dispositivo della sentenza.
Mi occorre specificare che, a causa del fatto di non essere in possesso del tagliando con il quale si può accedere all'interno del Tribunale, questa parte della giornata non è da me seguita direttamente; successivamente, grazie all'aiuto di un amico, riesco ad entrare di soppiatto all'interno dell'aula di udienza dove sono sistemate le autorità: dopo pochi minuti vengo allontanato ed invitato a sistemarmi nella sovrastante aula Magna, da dove si può seguire il pronunciamento della Corte attraverso un maxi schermo.
Alle ore 13:30, il giudice Giuseppe Casalbore rientra in aula, ed inizia la lettura del dispositivo della sentenza: "In nome del popolo italiano, visti gli articoli... del cpp, il Tribunale dichiara gli imputati colpevoli dei reati a loro ascritti, e li condanna...".
Subito si alza, dai presenti nella sala gremita in ogni ordne di posti, un lungo applauso che copre parzialmente le parole con le quali continua il magistrato: "alla pena detentiva di anni sedici di reclusione ciascuno; inoltre li condanna alle pene accessorie di: interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale per la durata della pena, interdizione di anni tre dalla contrattazione con la pubblica amministrazione".
Questo è quanto per quel che concerne il procedimento penale; ma ad esso è legata la parte civile dei risarcimenti alle parti offese; l'elenco è lunghissimo, sono oltre seimila, e non è possibile prendere nota di ogni singola voce: pertanto mi limito a segnalare quelli che concernono i soggetti pubblici e le associazioni.
Casalbore scandisce:
"Inoltre condanna gli imputati, in solido con i responsabili civili, al
pagamento dei danni patrimoniali e non patrimoniali nella misura in cui segue:
Comune di Cavagnolo, 4 milioni; Inail, 15 milioni...", e continua con le
cifre che in parte si trovano qui sotto.
Comune di Casale Monferrato: 25 milioni.
Regione Piemonte: 20 milioni.
Asl di Alessandria: 5 milioni.
Associazione familiari e vittime dell'amianto: 100 mila Euro.
Allca-Cub nazionale: 100 mila euro.
Cgil nazionale, Piemonte,Torino ed Alessandria: 100 mila Euro ciascuno.
Cisl Piemonte e Feneal-Cisl Alessandria: 100 mila Euro ciascuno.
Uil Piemonte e Uil Alessandria: 100 mila Euro ciascuno.
Medicina Democratica: 70 mila Euro.
Wwf nazionale: 70 mila Euro.
Inoltre condanna gli imputati alla corresponsione di provvisionali
immediatamente esecutive (p.i.e.), - l'intero ammontare del danno verrà
liquidato in separata sede civile - tra i trentamila ed i settantamila Euro a
favore di una fetta delle parti civili persone fisiche costituite.
Ad un'altra parte di queste - unitamente ad alcuni Comuni minori del casalese,
alla Provincia di Torino, alla Provincia di Alessandria, alla regione Emilia
Romagna, al Comune di Rubiera, alla Uil Campania, ed alla Cgil Campania - non
viene riconosciuta la p.i.e. ed il danno verrà liquidato in separata sede
civile.
Infine, gli imputati, in solido con i responsabili civili, vengono condannati al pagamento delle spese processuali agli avvocati delle parti civili.
Insomma: una sentenza che non esito a definire storica; finalmente la magistratura borghese italiana punisce severamente i padroni che fanno profitti sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie.
Torino, 13 febbraio 2012
Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino
c/o Slai Cobas per il sindacato di classe To/Mi/Bg/Ge
http://pennatagliente.wordpress.com
Il commento
La sentenza di Torino
I padroni miliardari, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis
de Cartier de Marchienne, sono stati condannati per disastro ambientale doloso
e omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro.
Quello di Torino
è stato il più grande processo per reati ambientali da lavoro in Europa, frutto
di anni di battaglie, di esposti, di ribellioni degli operai ai ritmi, ai
soprusi imposti dal sistema di potere padronale, operai costretti a lavorare in
ambienti altamente nocivi, sottoposti pure a
minacce.
A loro si è unita
la stessa popolazione che si è autorganizzata in comitati ed associazioni per
ristabilire la verità su questa strage e contrastare una gigantesca
multinazionale con a capo Schmidheiny che conosceva bene i rischi che correvano
gli operai, le popolazioni e l'ambiente su cui riversava le sue polveri
mortali, ma che ha continuato a fare profitti con la corruzione, la
complicità e le coperture istituzionali e la manipolazione dell'informazione spacciandola
per "scientifica" così come la sua immagine di "filantropo"
mentre ha continuamente cercato di affossare la verità .
Questa sentenza è comunque una vittoria dei lavoratori.
La Rete per la sicurezza sul lavoro è stata sempre a fianco delle famiglie, degli operai, delle associazioni dal 10 dicembre 2010, quando ha indetto una manifestazione nazionale davanti al Tribunale, unendosi ai comitati e associazioni italiane, francesi e svizzere presenti in massa e costituitesi parte civile al processo.
Delle udienze la Rete è stata l'unica realtà che ha dato una puntuale informazione e che, per il giorno della sentenza, è stata raccolta in un opuscolo che mette a disposizione di tutti coloro che vogliono tenere alta l'attenzione su questa strage, per non perdere la memoria storica e la denuncia politica contro tutto questo sistema che mette il profitto al primo posto.
Questa sentenza ha reso per un momento felici nella commozione gli operai superstiti, le loro famiglie e le popolazioni che hanno lavorato e vivono ancora nei territori delle fabbriche della morte, e con loro anche centinaia di migliaia di lavoratori in tutto il mondo che sono stati, o che ancora lo sono, esposti alle fibre d'amianto e da tutti coloro che si battono contro le morti sul lavoro e contro la nocività del Capitale.
Ora da questa
sentenza ripartiamo in tutta italia ben consapevoli che questa non è ancora la
nostra giustizia, i padroni ad essa sanno sfuggire sempre, questo sistema li
protegge sempre
perchè è il loro sistema, l'unica giustizia è quella proletaria, frutto della
rivoluzione proletaria che spazzi via il capitalismo e costruisca una società
senza sfruttamento e senza morti sul lavoro.
Rete Nazionale per la sicurezza sul lavoro
richiedi l''opuscolo sul processo di Torino a

Alla lettura della sentenza del processo Eternit non è mancata Romana Blasotti Pavesi, presidente del Comitato familiari delle vittime.
Con i suoi compaesani, la "pasionaria" ha reagito con compostezza alla condanna dei due proprietari dell'Eternit.

"Questo è un sogno che si è realizzato, quello di fare giustizia": questo il primo commento a caldo del pm Raffaele Guariniello al termine della lettura della sentenza Eternit, durata tre ore.
A chi faceva notare la sua richiesta di una condanna a vent'anni ha risposto:"E sedici anni vi sembrano pochi?"
Il Circolo Culturale Proletario di Genova.
Genova, 17 Febbraio 2012